Berlusconi all’attacco: “Napolitano e Letta non hanno fermato il mio assassinio politico”

ultimo aggiornamento: 01 ottobre, ore 18:23Roma – (Adnkronos) – Il Cavaliere in una lettera aperta a ‘Tempi’ in edicola gioved? prossimo accusa: premier e Capo dello Stato avrebbero dovuto rendersi conto che non tutelando me minavano le basi della democrazia parlamentare. E spiega: “Stop al governo Letta per fermare l’oppressione giustizialista e fiscale”. Poi torna ad attaccare i magistrati: “La Costituzione ? stata manomessa”

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/P>Roma, 1 ott. (Adnkronos) – “Enrico Letta e Giorgio Napolitano avrebbero dovuto rendersi conto che, non ponendo la questione della tutela dei diritti politici del leader del centrodestra nazionale, distruggevano un elemento essenziale della loro credibilit? e minavano le basi della democrazia parlamentare. Come pu? essere affidabile chi non riesce a garantire l’agibilit? politica neanche al proprio fondamentale partner di governo e lascia che si proceda al suo assassinio politico per via giudiziaria?”. Silvio Berlusconi, in una lettera aperta a ‘Tempi’ in edicola gioved? prossimo va all’attacco di premier e Capo dello Stato indicati come responsabili morali, secondo la tesi del Cavaliere, della crisi di governo in atto per non averlo tutelato. Per Berlusconi la colpa ? anche del “Pd (compreso Matteo Renzi)” che “ha tenuto un atteggiamento irresponsabile soffiando sul fuoco senza dare alcuna prospettiva politica”. Quindi il Cav. chiarisce di non aver aperto la crisi per motivi personali: “Resistere per me ? stato un imperativo morale che nasce dalla consapevolezza che senza il mio argine – che come ? evidente mi ha portato ben pi? sofferenze che ricompense – si imporrebbe un regime di oppressione insieme giustizialista e fiscale. Per tutto questo, pur comprendendo tutti i rischi che mi assumo, ho scelto di porre un termine al governo Letta”. “Ho scelto la via del ritorno al giudizio del popolo non per i ‘miei guai giudiziari’ – prosegue l’ex premier – ma perch? si ? nettamente evidenziata la realt? di un governo radicalmente ostile al suo stesso compagno di cosiddette ‘larghe intese’. Un governo che non vuole una forza organizzata di centrodestra in grado di riequilibrarne la sua linea ondivaga e subalterna ai soliti poteri interni e internazionali”. Per Berlusconi pu? essere recuperato “quanto di positivo ? stato fatto ed elaborato (per esempio in tema di riforme istituzionali) da questo governo che, ripeto, io per primo ho voluto per il bene dell’Italia e che io per primo non avrei abbandonato se soltanto ci fosse stato modo di proseguire su una linea di fattiva, di giusta, di leale collaborazione”. Ma quando “Letta ha usato l’aumento dell’Iva come arma di ricatto nei confronti del mio schieramento ho capito che non c’era pi? margine di trattativa”. Quindi Berlusconi torna ad attaccare la magistratura. “Quanto male ha fatto agli italiani, tra i quali mi onoro di essere uno dei tanti, una giustizia al servizio di certi obiettivi politici, un ventennio di assalto alla politica, alla societ?, all’economia, da parte dei cosiddetti ‘magistrati democratici’ e dei loro alleati nel mondo dell’editoria, dei salotti, delle lobby? Di quanti casi Ilva ? lastricata la strada che ci ha condotto nell’inferno di una Costituzione manomessa e sostituita con le carte di un potere giudiziario che ha preso il posto di Parlamento e governo? Hanno ‘rovesciato come un calzino l’Italia’, come da programma esplicitamente rivendicato da uno dei pm del pool di Mani Pulite dei primi anni Novanta, ed ecco il bel risultato: n? pulizia n? giustizia. Ma il deserto”.

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