Firenze: giudici, nessuna corruzione Ligresti su area Castello

ultimo aggiornamento: 10 ottobre, ore 16:03Firenze – (Adnkronos) – Assolti Salvatore Ligresti e Graziano Cioni perch? “il fatto non sussiste”; nessuna condanna anche per gli allora dirigenti di Fonsai Fausto Rapisarda e Gualtiero Giombini, per il progettista Marco Casamonti e l’imprenditore Aurelio Fontani, cos? come per le societ? Fondiaria-Sai, Europrogetti e Archea Studi Associati. (Le motivazioni della sentenza)

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/P>Firenze, 10 ott. (Adnkronos) – “Nessun accordo corruttivo vi ? stato, ma soltanto precisi adempimenti in esecuzione di legittimi accordi liberamente assunti dalle parti a norma di legge”. E’ questo uno dei passaggi delle motivazioni della sentenza sull’area Castello di Firenze che, il 6 marzo scorso, ha visto l’assoluzione dei sei dei sette imputati. Assolti l’ex presidente onorario di Fondiaria Sai, Salvatore Ligresti e l’ex assessore di Palazzo Vecchio Graziano Cioni perch? “il fatto non sussiste”; nessuna condanna anche per gli allora dirigenti di Fonsai Fausto Rapisarda e Gualtiero Giombini, per il progettista Marco Casamonti e l’imprenditore Aurelio Fontani, cos? come per le societ? Fondiaria-Sai, Europrogetti e Archea Studi Associati. Dissequestrati i beni, condannato a un anno (pena sospesa) l’ex assessore della giunta Domenici, Gianni Biagi, per abuso d’ufficio e turbativa d’asta e interdetto per un anno dai pubblici uffici. Nelle motivazioni della sentenza sulla trasformazione urbanistica di Castello, l’area di 170 ettari edificabili a nord di Firenze, i giudici sottolineano non ci fu “alcuna illecita pressione” da parte di Biagi. I giudici evidenziamo come “nell’iter politico-burocratico-normativo che definiva la collocazione a Castello di Regione e Provincia non vi sia spazio alcuno per individuare condotte corruttive e/o collusive tra la propriet? e Biagi, ne’ tantomeno tra il Consorzio e tutti gli altri soggetti istituzionali che erano intervenuti nel complesso e lungo iter”. Ripercorrendo le tappe del dibattimento, i giudici rimarcano che “non vi ? quindi prova di violazione di norme, di atti contrari ai doveri di ufficio, di favori al Consorzio, di accordi illeciti tra il Biagi e il Consorzio”. Si evidenzia inoltre come “il preteso asservimento della pubblica funzione agli interessi del consorzio e’ del tutto sfornito di qualsiasi prova e costituisce un estremo tentativo del Pm di riannodare le fila di un’accusa che ha trovato smentita nel corso del dibattimento”. Pi? volte, nelle 266 pagine di motivazioni, si evidenziano gli “inesistenti accordi corruttivi” e l'”insussistenza” dell’accusa originaria”. Emergono anche “le difficolt? di portare a termine un progetto cos? complesso come il Pue di Castello, gli intralci burocratici, la diffidenza tra le parti, i veti politici, le ‘furbizie’ per imporre maggiormente il proprio punto di vista e il proprio interesse, spesso con affermazioni forti e colorite, ma non si trae alcuna nuova prova della contestata corruzione, gi? esclusa”, scrivono i giudici.

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