Lotta ai cambiamenti climatici, l’Italia sale nella classifica Germanwatch

ultimo aggiornamento: 18 novembre, ore 14:54Male la Germania, nella classifica Germanwatch si piazza dopo l’Italia

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/P>Roma, 18 nov. – (Adnkronos) – Nella lotta ai cambiamenti climatici l’Italia migliora la propria performance passando dal 21esimo posto dello scorso anno al 18esimo di quest’anno nella classifica del rapporto annuale di Germanwatch, realizzato in collaborazione con il Climate Action Network (Can) e Legambiente per l’Italia. La Penisola ? riuscita a ridurre le emissioni grazie al contributo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, ma anche a causa della crisi economica. L’Italia tuttavia continua ad essere negli ultimi posti (50?) della classifica per quanto riguarda la sua politica climatica, che rimane il tallone d’Achille su cui lavorare per un concreto e produttivo cambiamento. ”La grande sfida che ha di fronte l’Italia – dichiara Mauro Albrizio, responsabile Politiche Europee di Legambiente – ? quella di riuscire a mettere in campo un’ambiziosa politica climatica in grado di rendere strutturali le significative riduzioni delle emissioni dovute alla recessione economica di questi ultimi anni e superare la doppia crisi economica e climatica investendo nella green economy come sta facendo il Portogallo”. Tornando alla classifica della Germanwatch, anche quest’anno non sono state assegnate le prime tre posizioni della classifica. Nessun Paese finora ha messo in campo politiche in grado di contribuire seriamente vincere la sfida climatica. La Danimarca conferma il suo quarto posto e migliora le performance sia nella riduzione delle emissioni sia lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. La Germania, invece, per la prima volta non si classifica tra i primi dieci Paesi e si piazza al 19? posto, subito dopo l’Italia. Una posizione dovuta alla retromarcia nelle sue politiche climatiche. Il governo tedesco ha fortemente ostacolato la riforma dell’Ets (sistema europeo di scambio delle emissioni architrave della politica climatica comunitaria) per difendere le sue imprese energivore. E a livello nazionale il suo ambizioso programma di transizione energetica segna preoccupanti passi indietro. Bene anche il Portogallo che ha utilizzato le riduzioni dovute alla recessione economica investendo sulla green economy e nella classifica del Germanwacth ottiene il sesto posto in classifica, nonostante alcuni segnali contraddittori nell’azione di governo degli ultimi mesi. Segnali positivi anche dalla Cina, principale responsabile delle emissioni di gas-serra, che continua a risalire nella classifica posizionandosi al 46? posto. La Cina, dopo un periodo di forte aumento, ha infatti rallentato la crescita delle emissioni disaccoppiando l’aumento del Pil da quello delle emissioni grazie agli ingenti investimenti nelle rinnovabili e alla riduzione del ricorso al carbone per risolvere il problema del forte inquinamento atmosferico in molte sue citt?. Leggero miglioramento anche per gli Stati Uniti, che si confermano al 43? posto con una riduzione delle emissioni soprattutto nel settore energetico e nei trasporti, grazie a politiche climatiche pi? incisive con misure a favore delle rinnovabili e l’introduzione di nuovi standard di emissione per le centrali a carbone e le auto. Il rapporto evidenzia, infine, il venir meno della leadership europea dovuto non solo alla “retromarcia tedesca”, ma anche al veto sistematico della Polonia, utilizzato come alibi dagli altri governi europei, a politiche climatiche ambiziose. ”I prossimi giorni qui a Varsavia – continua Albrizio – devono segnare un punto di svolta per l’Europa, che ancora una volta si trova a dover giocare un ruolo cruciale come quello svolto in passato per l’adozione del Protocollo di Kyoto. Senza una forte leadership europea la strada che da Varsavia porta a Parigi rischia di essere pericolosamente in salita”.

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