Pmi italiane poco ‘smart working’, venticinquesime in Europa per il telelavoro

A rilevarlo ? la Ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano ultimo aggiornamento: 02 ottobre, ore 13:48Nel 2013 la percentuale di telelavoratori, almeno occasionali, ? comunque aumentata dell’8%, passando dal 17% del 2012 al 25% nel 2013

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/P>Roma, 2 ott. (Adnkronos)- Le pmi italiane sono ancora poco ‘smart’ e, nel confronto internazionale, l’Italia appare in ritardo nell’adozione di modelli orientati allo Smart Working. Riguardo al telelavoro, il nostro Paese si posiziona al 25? posto su 27 paesi europei, stando all’ultima classifica Ue. Nel 2013 la percentuale dei telelavoratori italiani per pi? di un quarto del loro tempo lavorativo ? pari a solo il 6,1%. Per contro in Norvegia la percentuale di aziende che permette il telelavoro ? raddoppiata dal 2003 al 2007. A rilevarlo ? la Ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, che per? apre ad un cauto ottimismo per il nostro Paese. Sebbene sembra essere rimasta al palo, “lontana dal colmare il gap”, l’Italia, rileva la ricerca, sembra per? registrare “finalmente un primo cambio di tendenza”. Nel 2013, infatti, la percentuale di telelavoratori, almeno occasionali, ? comunque aumentata dell’8%, passando dal 17% del 2012 al 25% nel 2013. Presentata oggi al convegno ‘Smart Working: la competitivit? passa da qui!’, nell’Aula De Carli del Politecnico di Milano, lo studio ? stato condotto con con il patrocinio di Anitec (Associazione Nazionale Industrie Informatica, Telecomunicazioni ed Elettronica di Consumo), WOW! webmagazine e con il supporto di Avanade, Doxa, Italtel, Microsoft, Plantronics, VMware; Sedus; Arkadin, Telecom Italia, Vodafone. “Alla base del gap italiano rispetto agli altri Paesi europei nella diffusione del telelavoro, vi ? una normativa pesante e restrittiva, una visione miope e rigida nelle relazioni industriali e una cultura del lavoro pesantemente gerarchica” afferma Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano. “Inoltre, nel percorso d’innovazione organizzativa, l’Italia sembra frenata dalla grande presenza di imprese medio-piccole con modelli di lavoro ancora molto tradizionali” aggiunge Corso. La ricerca dell’Osservatorio Smart Working mette cos? in luce come nelle Pmi la flessibilit? nell’orario di lavoro sia presente nel 25% delle imprese, ma venga offerta a tutti i dipendenti solo nel 10% dei casi; il telelavoro sia presente nel 20% delle imprese, ma sia concesso a tutti i dipendenti in meno del 2% dei casi. Nelle grandi aziende italiane, invece, rileva ancora la ricerca, la situazione ? diversa: la diffusione della flessibilit? nell’orario di lavoro ? circa il triplo delle Pmi, quella del telelavoro doppia. “Oltre ad avere policy organizzative mediamente pi? flessibili, le grandi aziende -spiega lo studio- si distinguono per una maggior attenzione all’innovazione del layout fisico degli spazi di lavoro: circa un’impresa di grandi dimensioni su due ha in atto iniziative di riprogettazione degli edifici con la creazione di ambienti maggiormente aperti, flessibili e orientati alla collaborazione e al benessere delle persone (aree destinate alla collaborazione, open space, postazioni non riservate alle singole persone o riconfigurabili, aree di relax). “L’arretratezza dei modelli di lavoro in Italia -evidenzia lo studio- si riflette in una limitata soddisfazione dei lavoratori, in particolare riguardo alla flessibilit? del luogo e degli orari di lavoro: circa un terzo degli utenti business si dichiara poco o per nulla soddisfatto su questo fronte, ritenendo che una percentuale in media il 40% delle proprie attivit? potrebbe essere svolta efficacemente al di fuori della sede di lavoro”.

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