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A dicembre convegno in vista della Conferenza Nazionale sulla biodiversit? ultimo aggiornamento: 03 ottobre, ore 16:56Secondo l’Ue lo sviluppo potrebbero riguardare poco meno del 50% del territorio nazionale

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/P>Roma, 3 ott. – (Adnkronos) – Salvaguardia degli ecosistemi, dei servizi ecosistemici e progettazione integrata del territorio. A queste esigenze rispondono le ‘infrastrutture verdi’ che saranno al centro del convegno in preparazione della Conferenza Nazionale sulla biodiversit? organizzata dal ministero dell’Ambiente, che si terr? a dicembre e che si avvale di un protocollo d’intesa siglato con Federparchi, Unioncamere e la Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Il convegno accender? i riflettori proprio sul doppio valore, economico e ambientale, di questo tipo di infrastrutture. Secondo l’Ue, le potenzialit? di sviluppo delle infrastrutture verdi in Italia potrebbero riguardare poco meno del 50% del territorio nazionale, ossia una superficie di oltre 150mila km quadrati. Le infrastrutture verdi servono anche a tutelare i servizi ecosistemici offerti dall’ambiente e che hanno un alto valore economico aggiunto: solo dalla sola rete Natura 2000, che riguarda il 18% del territorio dell’Europa a 27, ricaviamo servizi ecosistemici per un valore economico equivalente da un minimo di 223 ad un massimo di 314 miliardi di euro all’anno. ”Il convegno sulle infrastrutture verdi – dichiara Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – intende presentare esperienze e soluzioni pratiche per stimolare le imprese, il mondo del lavoro e quello della formazione a progettare differentemente gli interventi sul territorio. Con pratiche non solo capaci di dare e conservare ricchezza, ma anche di rilanciare l’occupazione”. In Italia esistono gi? esempi concreti di ”Infrastrutture verdi”, tra cui l’Autorit? di Bacino dell’Arno che ha messo in atto, gi? dagli anni ’90, interventi per far fronte al regime delle piene curando, al contempo, la realizzazione e il miglioramento di habitat e microhabitat umidi; l’anello verde di Mirandola, in provincia di Modena, che contribuisce al raffrescamento e ombreggiamento dell’ambiente urbano e alla cattura della Co2. Le infrastrutture verdi possono anche giocare un ruolo di primo piano nel contrasto ai cambiamenti climatici. Secondo il quinto rapporto dell’Ipcc, lo scenario ? sempre pi? critico; il rischio clima viene associato in Italia ad un danno economico tra lo 0,12 e 0,16% del Pil, cui devono aggiungersi i danni derivanti dalla perdita di biodiversit? e i danni al patrimonio storico, artistico ed architettonico. L’Unione Europea ha definito una strategia di adattamento con una serie di azioni tra cui la promozione delle ”infrastrutture verdi” da realizzarsi soprattutto in 5 ambiti: aree naturali, seminaturali e rete ecologica; suolo come ecosistema; verde urbano; rete idrografica e aree costiere. Le infrastrutture verdi nella aree naturali servono a contrastare la perdita di biodiversit? e quindi rendere gli ecosistemi pi? resistenti e resilienti di fronte ai cambiamenti climatici. Richiedono quindi interventi mirati ad incrementare la sopravvivenza delle specie, a recuperare gli habitat e ridurne la frammentazione, a rimuovere le barriere create dalle infrastrutture grigie e assicurare la conservazione delle torbiere e delle zone umide, che incidono direttamente sui sistemi di regolazione del clima. Il suolo ? un elemento chiave nel ciclo del carbonio (si stimano circa 70-75 miliardi di tonnellate di carbonio organico solo nei suoli europei) il cui consumo (circa100 ettari al giorno) ? una delle emergenze italiane. Le ”infrastrutture verdi” possono tutelarlo con interventi conservativi o di miglioramento di boschi alluvionali per prevenire l’erosione e aumentare lo stoccaggio di carbonio; attraverso la conservazione o l’aumento della sostanza organica, che rende pi? produttivo il suolo e aumenta la capacit? di assorbire e stoccare carbonio; mediante la tutela degli habitat per la produzione di biomasse per fini energetici e interventi per garantirne la permeabilit? contro i rischi alluvioni. Il verde urbano ha una funzione determinante e un effetto raffrescante: intorno a un parco cittadino la temperatura ? mediamente pi? bassa di 0.94?C. I tetti verdi urbani riducono i rischi inondazione e i consumi energetici per il condizionamento di un edificio del 10 – 15%. Per quanto riguarda la rete idrografica, le politiche comunitarie sollecitano gli Stati membri affinch? i piani di gestione dei bacini idrografici tengano conto degli impatti dei cambiamenti climatici che aggraveranno i fenomeni di siccit? (negli ultimi 30 anni ha prodotto danni per 100 miliardi di euro), faranno diminuire la disponibilit? delle risorse idriche e la loro qualit?, e incrementeranno i fenomeni meteorologici estremi (negli ultimi 80 anni in Italia ci sono stati 5.400 alluvioni e 11.000 frane). Questi fenomeni possono essere contrastati aumentando la permeabilit? dei suoli per ricaricare le falde e ridurre la portata delle cosiddette ”bombe d’acqua”, progettando interventi sui corsi d’acqua mirati a migliorare la conservazione della risorsa e i processi di autodepurazione, ricostituendo o recuperando le zone umide. Infine le aree costiere, dove vive il 60% della popolazione. Il 42% delle coste italiane ? sottoposto a processi di erosione e anche le dune stanno scomparendo: oggi in Italia restano solo 330 km di dune ancora ‘selvagge’. Interventi di conservazione delle dune e delle paludi salmastre possono constrastare gli effetti degli eventi meteorologici estremi.

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